Max Mencarelli Fotografo – Sanremo – Blog


Archivio della categoria 'Tecnica fotografica'

Monte Toraggio

Data: 22 aprile 2010

Alpi Liguri

Il lungo inverno è finito,  ricomincio a pensare alle montagne…il monte Toraggio, nell’alta Val Nervia, a cavallo tra la Liguria e la Francia, è per me quello che la montagna Sainte Victoire era per Cézanne (perdonate il paragone!): un simbolo, il soggetto preferito, sempre nuovo e diverso a seconda dell’ora e delle stagioni. Qui è ripreso dal Monte Ceppo, con la tecnica dell’HDR (High Definition Range), che è veramente il massimo per contenere i forti contrasti della fotografia di paesaggio.

il Monte Toraggio

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Il Fotolibro di matrimonio

Data: 12 agosto 2009

Se vi va l’idea, una maniera moderna di conservare le vostre fotografie

Il fotolibro di matrimonio oramai non è più una novità. E’ una tecnica ormai consolidata nell’ambito della fotografia di cerimonia, e si può trovare in tutte le varietà e dimensioni possibili. Personalmente non l’ho mai amato, sono sempre stato convinto che contino pìù le fotografie che il loro contenitore, ma ultimamente mi sono parzialmente ricreduto. Ho conosciuto una ditta che lavora veramente bene, con professionalità e grande competenza, ed ha tra i suoi clienti (esteri all’80%) i migliori fotografi del globo, soprattutto americani. Ovviamente la scelta di grafiche e formati è molto vasta, ma continuo a prediligere un’impaginazione classica, pulita, senza fronzoli, ed un formato non eccessivo del libro.

Copertina in plexiglax, formato 30x40 cm.

Possibilità di fotografia a doppia pagina, pieno formato.

Un esempio delle grafiche proposte per l'impaginazione.

Il dorso in pelle.

Particolare: qualità della rilegatura.

Il mini-fotolibro da regalare ai parenti, formato 7x10 cm.

La grafica interna del mini-fotolibro è la stessa dell'album principale.

I due fotolibri a confronto,

Le fotografie sono le stampe!

Data: 11 agosto 2009

Tormenti e conclusioni sulla stampa professionale ink-jet

I fotolaboratori colore, quelli che stampano le nostre foto per pochi euro, hanno una qualità media accettabile, a patto di preparare i files in maniera adeguata. Volendo avere la possibilità di stampare con una qualità più elevata, circa un anno fa ho acquistato dei plotter Epson, ficcandomi in un ginepraio di casini tecnici, quali tarature, profilature, tipi di inchiostri, qualità delle carte….un vero macello! Ho conosciuto personalmente alcuni colleghi in Toscana e Lombardia, ho visto le loro stampe, ho accettato consigli, suggerimenti, ho letto molto su Internet e non, e naturalmente ho stampato, stampato, stampato…arrivando ad alcune conclusioni personali:

  1. Stampare il bianco e nero con inchiostri in scala di grigio Piezography e simili, utilizzando cartucce ricaricabili è poco pratico e complicato. Bisogna dedicare un plotter solo a questo tipo di stampa, svuotandolo di tutti gli inchiostri colore che contiene, fare diversi cicli di pulizia e stampare con una certa regolarità. Questi inchiostri tendono a modificare la loro densità se lasciati fermi troppo a lungo, addirittura mi hanno consigliato di “agitare il plotter” fisicamente per impedire depositi di pigmento!
  2. Se si ha qualche problema con gli inchiostri non originali, i centri di assistenza Epson non…assistono. Ovviamente decade anche la garanzia sul funzionamento della testina, il delicato e carissimo cuore di ogni stampante. Insomma, qualsiasi grana tecnica ricade sulle nostre spalle. Allucinante, soprattutto se si utilizza una di queste macchine per lavorare, e non per piacere personale.
  3. Sempre parlando di bianco e nero, bisogna mettersi in testa che le stampe “chimiche” (ingranditore, camera oscura e vasche di sviluppo) sono una cosa diversa da quelle realizzate con i plotter. Non si deve cercare continuamente una corrispondenza tra le due tecnologie. Ho avuto la camera oscura per più di dieci anni, e personalmente non la rimpiango. Quando sento quelli che ne parlano con nostalgia, penso che forse non sono mai stati giornate intere al buio, a respirare vapori di idrochinone e acido acetico…la retorica di “com’era bella una volta la camera oscura” gli passerebbe in una settimana. C’era sicuramente il vantaggio economico, si potevano ottenere buoni risultati con poca spesa, ma per fare stampe di qualità il discorso cambiava, allora come oggi. Ci voleva tantissimo tempo e pazienza, una vera maestria nelle mascherature, e un notevole dispendio di carte, acidi e migliaia di litri d’acqua. Inoltre era obbligatorio compilare il registro di carico e scarico dei prodotti chimici esauriti, classificati come rifiuti tossici, e pagare lo smaltimento, un vero salasso. Oggi, ottenere buoni risultati con una stampante e Photoshop è mediamente mooolto più facile, e anche più semplice.
  4. Sul mercato ci sono centinaia di tipi di carte, Fine-Art (ovvero senza acidi, qualità museale) e non. Impossibile avere la presunzione di stampare su decine di supporti. Bisogna fare molti test acquistando i Sample-Pack (pacchetti che contengono dieci o più tipi di carta, un foglio per tipo, generalmente di formato A4 e dal costo contenuto) e poi focalizzare i propri sforzi su al massimo tre o quattro tipi.
  5. Usare sempre inchiostri ORIGINALI. Mi è capitato di lasciare un plotter spento anche per un mese, accenderlo e stampare subito e bene, senza problemi di sorta. Non credo che gli inchiostri “compatibili” diano la stessa affidabilità, e soprattutto, come ho già detto, per ogni guaio che potrebbe succedere l’assistenza ufficiale non ne risponderebbe…

Uscito dalla buia foresta dell’esperienza acquisita, ovvero dopo essermi incazzato molto e dopo molte delusioni, ho finalmente fatto la mia scelta sulle carte da usare e da proporre.

La Felix Schoeller Glacier, che non è classificata come Fine-Art, ma vi assicuro che dà veramente ottimi risultati. Punto del bianco puro, neutro, superficie perla, contrasto medio-alto, peso 300 gr/mq. La Innova FibaPrint Ultra Smooth Gloss, bianco neutro, superficie semi-lucida, contrasto alto, peso 285 gr/mq. Straordinaria nella resa del colore, bronzing quasi assente. La Hahnemuhle Photo Rag 308, bianco caldo, superficie matt, leggermente ruvida, contrasto basso, peso 308 gr/mq. Per il bianco e nero uso la Ilford Galerie Gold Fibre Silk, bianco caldo, superficie semi-lucida, contrasto medio, peso 310 gr/mq. Queste sono le mie scelte, molto personali e fatte in base alla mia esperienza ed il mio gusto. Non sono un tecnico, e prediligo la scelta “visiva” a quella strumentale. La carta sulla quale stampare le proprie immagini va fatta in base al soggetto delle fotografie, perchè ciò che è apparentemente un limite (come il contrasto basso, o un gamut colore ristretto) può diventare un punto di forza espressivo.

Torrente Argentina, Luglio 2009

Torrente Argentina, Luglio 2009

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