6 maggio 2010
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2 marzo 2010 Malgrado quasi tutto, la fotografia.
E’ bello poter aggiornare questo piccolo diario quando voglio. L’ultima volta è stato circa due mesi fa, visto che mi ero dimenticato il casino che porta nella propria vita la nascita di un figlio, o è solo una scusa ??? Il tempo è cio che sei, dice il saggio, e recentemente sono stato più del solito confuso e disordinato, incoerente pigro e di cattivo umore, insomma uno spasso. Adesso vedo un pò di luce, e istintivamente mi vien voglia di ricacciare la testa sotto le coperte, ho voglia di pioggia e di freddo, odore di minestre e scarpe bagnate. Comunque, voglio anche vedere se l’aggiornamento che Luca ha fatto al mio WordPress funziona, e allora pubblico queste tre fotografie. La prima l’ho scattata a Ventimiglia, bello il gruppo di ragazzi che gioca a tirare sassi nel mare per far passare la domenica. La seconda è il tavolo della mia colazione, come dire Cezanne mi fa una pippa, ma guarda che composizione, che realtà interessante piena di briciole. La terza è un laboratorio a Milano, a Brera, dove c’era un tizio che giocava a fare l’artista o forse no, non lo so, forse era veramente un’artista, col gesso e il filo di ferro. Comunque sia, quel pupazzo aveva qualcosa da dire, credo sia evidente dalla foto.



18 settembre 2009 La comunicazione che chiude gli occhi
Televisori al plasma, LCD, HD Ready, Full HD. Gameboy, Playstation portatili e non, Xbox, telefonini con fotocamera e videocamera, le fotocamere digitali, e poi Internet, il cosidetto Web,con il collegamento Wi-Fi prossimo venturo, ci preparano ad una vita in cui avremo perennemente uno schermo, un visore davanti agli occhi. Io già adesso ne ho abbastanza, mi sto disintossicando dal fiume continuo di immagini e parole che banchettano con la mia attenzione. E’ vero che la televisione può essere uno straordinario mezzo di comunicazione, ma se mi fermo a pensare a quello che è diventata in Italia, mi vengono brividi di disgusto. I telegiornali, per antonomasia strumento di informazione, sono il grottesco megafono dei partiti, di governo ed opposizione, in cui il compunto “giornalista” di turno amplifica le chiacchere dei vari leaders, seguono enormi quantità di cronaca nera e rosa, una spruzzata di news dal Vaticano e pettegolezzi e consigli sul come “difendersi dal caldo eccezionale” (in estate!) o dal “freddo in montagna” (in inverno!). Mai un’inchiesta condotta con spirito critico ed indipendente, se non saltuariamente, e trasmessa nel cuore della notte. Forse perché non è più possibile essere contemporaneamente mentalmente indipendenti ed assunti in Rai o Mediaset. La carta stampata non è da meno, tutta ideologizzata e serva dello stesso tipo di comunicazione superficiale e frettolosa. Tanto vale spegnere la tv e non comprare più giornali, provate e vedrete che la comprensione della realtà rimane la stessa. E la fotografia ? Oramai è diventata un riempitivo, e anche lei non deve essere sgradevole, cioè vera, forte oggettiva, per non disturbare il lettore, che deve guardare con attenzione le pagine pubblicitarie, ricche di sofisticate idee ed effetti speciali, metafore visive e filosofie che, in ultimo, servono solo a vendere l’ennesimo prodotto inutile. Del resto, la cultura visiva si è abbassata enormemente con l’arrivo del digitale. Conosco persone che hanno migliaia e migliaia di immagini nei loro computer, ma non sanno che cosa sia una fotografia decente. La gran parte del tempo di un “uomo moderno” è cannibalizzata, per lavoro o per divertimento, da stimoli, immagini e suoni che niente hanno a che vedere con la creazione di una propria opinione, di una propria visione del mondo. Anzi, alla fine di questo casino, di questo “rumore bianco”, tutto ciò che resta è una grande stanchezza, un grande sonno e senso di vuoto, in attesa della razione, ugualmente nociva, del giorno dopo. Il perfetto cittadino digitale non è altro che l’appendice dei vari gadget elettronici che crede di usare, ma dai quali è invece usato. Abbiamo trasformato le comodità in nevrosi, il riposo in evasione, la qualità in quantità, la semplicità in moda, l’azione in fare. Ma chi di noi si riconosce più nella vita che fa ?
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