Foglie in controluce
– Questa è forse la parola giapponese più conosciuta, almeno nel suo significato, “luce che filtra tra le foglie degli alberi”. Poi, che qualcuno si perda a guardare con attenzione la luce che filtra attraverso le foglie ci credo poco, è molto raro. Voglio dire, andando in un giardino o in un bosco l’attenzione è rivolta verso il basso, dove mettere i piedi, le fioriture, la bellezza di un tronco, di una roccia. Per apprezzarne la magia bisogna fermarsi, e perchè no, tentare di fotografarla. Il soggetto è proprio la luce, le infinite sfumature di contrasto e di colori, le ombre che suggeriscono forme, il tutto in costante e perenne movimento e trasformazione. Guardando con attenzione si prova un’emozione simile ad una ubriacatura, se si ha la forza e la pazienza di fissare a lungo questa danza. In un recente film di Wim Wenders, Perfect days, il protagonista fotografa komorebi con una macchina fotografica analogica, a pellicola intendo, e conserva poi le stampe in piccole scatole, oltre a passare le serate leggendo libri -di carta- ed ascoltando musicassette e dischi, altro che Instagram e Netflix. Dannati giapponesi.










