A volte le immagini arrivano così, senza un prima e un dopo, senza un motivo chiaro per stare insieme. Un occhio che osserva, fiori di agave come fili d’erba giganti, un autoritratto con gli occhi coperti, pesci che galleggiano in un buio lattiginoso, nuotano nell’acqua o in un ricordo? Figure di donna come visioni, una scultura lignea di Cristo, una croce nel canneto. Non c’è una trama, non c’è un senso che tenga insieme tutto.
Eppure, messe una accanto all’altra, queste fotografie diventano un mosaico che assomiglia a un sogno, quello che si dimentica al risveglio, ma resta addosso, come un’impressione, un retrogusto difficile da scrollarsi via.
Nei sogni non c’è nulla da capire, o forse è inutile tentare di capirli con la razionalità del mondo diurno. Forse la fotografia, ogni tanto, serve proprio a questo, non a raccontare storie, ma suggerirle, lasciare che frammenti diversi coesistano, stridino, aprendo spazio all’immaginazione e a domande che non hanno risposta.










